La rubrica dei perturbatori endocrini parte 3.

Oggi parleremo dei conservanti e della loro influenza come perturbatori endocrini, dato che questa è una rubrica a loro dedicata.

Facciamo un passo indietro e supponiamo di essere a digiuno sul tema “conservanti”.

In breve sono sostanze volutamente aggiunte ai prodotti alimentari per svolgere specifiche funzioni tecnologiche nonché per conservare l’alimento.

I conservanti sono utili per evitare l’invasione e la proliferazione di microrganismi negli alimenti. Tuttavia le scelte sul tipo di conservante dovrebbero essere molto più attente.

Perché?

Perché la maggior parte di questi deriva dal petrolio. Costano poco e uccidono tanto, o forse sarebbe meglio dire uccidono tutto, nel senso che non annientano soltanto gli ospiti non graditi negli alimenti, ma attentano minacciosamente anche alla nostra salute.

A partire da E220 a 228 abbiamo diversi Solfiti:

sono presenti in tutte le bevande fermentate tipo birra, sidro, vino e in una quantità incredibile di alimenti industriali: frutta secca, piatti pronti surgelati, pesce, salumi, gelati, succhi di frutta; la lista è lunga ed il problema è che la dichiarazione del loro contenuto negli alimenti è obbligatoria solo se superano i 10 mg per chilo o per litro.

Un bel tranello in quanto si accumulano insidiosamente con l’assunzione di diversi alimenti che lo contengono ad insaputa del consumatore e possono provocare crisi allergiche, emicranie ( chi non ha mai fatto l’esperienza di un bel mal di testa la mattina dopo aver bevuto due bicchieri di vino bianco?) ed ancora crisi di asma (per chi tende a soffrirne), riniti e via dicendo…

Passiamo agli E 230 ed E231 che non sono permessi nel Codex Alimentarius come conservanti, ma accettati come coadiuvanti. Questo vuol dire che certi alimenti li contengono comunque. Ops… piccolo handicap: sono giustappunto derivati da «Idrocarburi»

Da E249 a E252 abbiamo i nitriti e nitrati. Cosa dire di loro?

Certamente sono dei potenti inibitori della proliferazione di batteri, fra l’altro del Clostridium botulium, il batterio botulino che agisce in modo grave sul sistema nervoso.

Ma sono utilizzati anche per preservare e colorare le carni, i salumi e tutti i derivati animali.

Il problema di queste due sostanze è che una volta che entrano in contatto con i gruppi aminici degli alimenti si trasformano in nitrosamine, molecole potenzialmente cancerogene per gli esseri umani.

Secondo una meta-analisi, cioè un’analisi scientifica che combina i risultati di differenti studi indipendenti, il consumo di carni lavorate tipo salumi, salsicce, prosciutto, baçon ecc… aumenta il rischio di tumore dello stomaco.

La maggior produzione di nitrosamine dipende anche dalla cottura prolungata e dalla temperatura elevata utilizzata per cuocere.

Attenzione anche al fatto che gli insaccati contengono una grande quantità di sale e sappiamo bene che un’alimentazione molto saporita puo’ danneggiere le pareti dello stomaco e rendere le cellule più vulnerabili alle sostanze dannose presenti in certi alimenti.

Sale e nitrosamine sarebbero quindi due soci che, all’interno dello stomaco, si trasformano in una bomba a scoppio ritardato!

Tra le sostanze da evitare citiamo ancora:

E265 e E266 derivati dall’Acido Deidroacetico, normalmente proibiti nell’Unione Europea come conservanti, ma anche loro accettati come coadiuvanti. Se ne possono trovare tracce quindi ad insaputa del consumatore e, guarda caso, principalmente negli insaccati.

Per oggi ci fermiamo qua. Al prossimo articolo e ancora un grazie di cuore a Lucia per il materiale e per la condivisione del progetto.

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